Paul Watzlawitck è stato un grande psicologo di origine austriaca che ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti ed è scomparso un anno fa.
Lessi per la prima volta un suo libro, che si chiamava “Pragmatica della comunicazione umana”, nel 1975 (allora ero studente di Psicologia a Padova). Un libro fitto di concetti, anche abbastanza difficili per me. Ma che in qualche modo chiarivano la fitta rete delle dinamiche interpersonali, nelle quali spesso molti si perdono.
L’intuizione di Watzlawitck è presto detta: data una rete di rapporti interpersonali, non occupiamoci delle motivazioni di ognuna delle persone coinvolte. Non potremmo mai immaginare o indovinare o costringere gli individui a dirci o a dichiararci quello che pensano e sentono (ammesso che abbiano le idee chiare a riguardo….)
Guardiamo solo quelle che sono le interazioni percepibili: quindi la comunicazione, quella verbale e quella non verbale (i comportamenti, gli atteggiamenti, la postura, i fatti).
Quando la comunicazione verbale non corrisponde a quella non verbale, quando si inseriscono contraddizioni tra quello che si dice a parole e quello che si comunica con il comportamento, nasce il disagio nelle relazioni interpersonali.
A volte si arriva addirittura alla “comunicazione paradossale”..
Esempi: un cartello che dica: “Ignora questo cartello” oppure una persona che dica “sìì spontaneo!”.
Una persona cara che dica “ti voglio bene” e poi nei comportamenti non comunichi lo stesso sentimento, e a volte anzi trasmetta il proprio rifiuto.
Secondo Paul Watzlawitck, il disagio arriva anche, in alcuni casi, al disagio psicologico: le persone più sensibili possono essere prese in un gioco di contraddizioni che non sono in grado di dipanare, e soffrire senza trovare una chiave per uscire da questa trappola.
Una via d’uscita è la “metacomunicazione”, cioè la capacità di comunicare ad un livello diverso da quello nel quale si gioca la relazione.
Ad es: “se tu dici così e poi fai così io sto male” è un esempio di metacomunicazione; si tenta di discutere pacificamente sulle regole del gioco.
Ma la capacità (e la volontà) di metacomunicare deve esserci da parte di tutti i soggetti coinvolti. Altrimenti, uno cerca di stabilire nuove regole del gioco, e gli altri continuano a giocare con le regole vecchie, quelle che hanno creato il disagio.
L’unica altra via di soluzione è rompere il gioco: la rottura del rapporto e delle relazioni interpersonali che hanno creato il disturbo, il paradosso, il disagio.
Questo è quello che diceva Paul Watzlawitck, del Mental Research Institute di Palo Alto (California).
Io provai ad adottare queste semplici regolette 30 anni fa, e devo dire che il mio disagio è diminuito notevolmente, i miei rapporti sono diventati più chiari.
Le consiglio a tutti quelli che si trovano invischiati in relazioni poco chiare e che causano sofferenza.
E’ il mio pensiero del giorno. Che auguro a tutti sia un bel giorno….
Sergio Corriero










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