
Viviamo in un’ epoca in cui il tempo è un frullatore nel quale entriamo la mattina ed usciamo stremati la sera, o la notte, andando a dormire.
Dalla sveglia in poi, tutto deve essere fatto in velocità: doccia, colazione, abbigliamento, macchina, metrò, timbratura del cartellino.
Forse, paradossalmente, proprio le ore di lavoro sono quelle più riposanti….ma dalla fine del proprio turno in poi, è nuovamente una corsa.
Abbiamo una serie di strumenti utili per poter ottimizzare il nostro tempo: navigatore satellitare, computer, telefono cellulare: meglio non doversi fermare a chiedere ad un passante, meglio non ricordare a memoria i propri impegni; meglio telefonare subito, ed esser subito disponibili, non si sa mai….
Questo ci ha portato a migliorare le comunicazioni, dal punto di vista quantitativo. Ora, riusciamo a parlare di lavoro mentre siamo a cena al ristorante con la nostra compagna e a prenotare una bella cena fuori con la nostra compagna mentre siamo al lavoro.
Riusciamo a ricevere la richiesta di comprare un pacco di pannolini per il nostro bimbo, perchè sono finiti, mentre stiamo discutendo il budget del prossimo anno con il nostro dirigente.
E viceversa, riusciamo anche a trovare un posto sul prossimo aereo per lo stesso dirigente, mentre stiamo preparando il bagnetto caldo allo stesso bimbo.
In breve (il tempo è quello che è…), abbiamo a disposizione non più il tempo che la natura ci ha dato, ma fotogrammi di questo tempo.
In ogni fotogramma, ci è richiesto di essere presenti, consapevoli, concentrati; pronti a cambiare canale, al prossimo segnale di fine fotogramma.
Così, la comunicazione tra noi e gli altri perde significato, ma anche quella con noi stessi.
Non sappiamo più se stavamo dicendo “amore” al bimbo o al dirigente, alla nostra compagna o alla nostra segretaria…
Anche da questa corsa, nasce la malattia. Quella dei rapporti, perchè non ci prendiamo più il tempo per capire, per pensare, per sentire noi stessi, per rispondere.
Tutto, viene condensato in frazioni di 255 caratteri, quelli di un SMS.
Il pensiero si adegua a questa forma, si restringe, diviene per forza di cose superficiale, approssimativo, sbrigativo…..
Credo che molti disguidi e anche guasti nei rapporti interpersonali nascano da qui, dalla fretta e dalla superficialità necessari per adeguarci ai mezzi che ormai tutti usiamo.
Mezzi di comunicazione che in realtà ci garantiscono solo mezza comunicazione, e forse anche meno.
Sergio Corriero